IL mio studio è molto bello e arredato minimal.
Ha due finestre che danno su di un cortile alberato e la porta centrale, spesso faccio entrare i miei pazienti coi loro accompagnatori anche se io non ci sono, qualcuno lo fa per me.
Io arrivo sempre dopo, almeno dopo mezzora dall'appuintamento, come una specie di diva.
E un po' lo sono.
Adoro entrare dalla porta interna guardare i miei futuri pazienti fare quel saltino tipico di chi è un pochino nervoso, dic hi sa cosa li aspetta, ma non immagina nulla oppure chissà..
Il mio tavolo di cristallo è al centro davanti al portoncino d'ingresso alla sua destra c'è l'altra porta quella dove entro io e dove anche passano i miei pazienti per accedere alla mia clincia.
Davanti al mio tavolo ci sono due poltrioncine stile anni sessanta una blu e una rossa, più in la sull aprete di destra un divanetto verde e alla parete opposta una librera colma.
***
Esse arrivò in un giorno di pioggia.
Lo vidi subito appena entrai, era seduto sulla poltroncina rossa e stava dandomi le spalle parlano col suo accompagnatore, ad un cenno della testa di quest'ultimo si voltò e lo vidi trasalire.
Mi ha riconosciuto! Sono quella che gli rompe sempr ele scatole al bar, sono quella che non capisce che non gli interesso, ma sono anche quella che quando aveva bisogno di un abraccio non è riuscita a darglielo. Ah maledetta timidezza brutta!
Ma adesso è li, ha bsogno di me, e adesso potrò dargli tutti gli abracci e le coccole di cui ha bisogno.
Lo saluto e saluto chi è con lui, mi siedo al mio posto e ascolto cosa ha da dirmi, qual'è il suo problema.
Mi dice che ultimamente sofre di mal di pancia lancinanti e il suo medico lo ha indirizzato a me.
Mi alzo e mi avvicno con una carezza gli scosto i capelli dal viso, che bellli che sono ho sempre avuto un debole per gli uomini dai capelli lunghi.
Mi chino per essere alla sua altezza per guardarlo meglio negli occhi occhi, e lo tranquillizzo perchè qua è nel posto giusto!
Lo invito ad accomodarsi nella stanza adiacente dove visito.
L'ambulatorio è una stanza lunga e stretta, dove campeggia un lettino immacolato. alla sinistra c'è un servo muto dove i miei pazienti appoggiano i vestiti.
Invito Esse a spogliarsi, nudo, e a sistemarsi sul lettino.
Lo fa con un po' d'imbarazzo e dice di avere un po' freddo, ma io lo tranquillizzo e ho già in mano una coperta bianca con i quale lo copro.
Si sdraia un po' goffamente, mentre gli metto addsso la coperta gli do un occhiata fugace, ha un corpicino carino, magro ma carino non è pompato d a palestra è semplice è sexy.
Gli copro le gambe e il pube, poi gli tasto l'addome, si lamenta un pochino...
Gli ascolto il cuore i polmoni, tutto ok.
Adesso gli scosto la coperta e gli chedo di avere fiducia in me.
Lui si lascia fare ma è imbarazzatissimo.
Infilo un guanto ldi lattice gli faccio allargare un po' le gambe ma non lo fa been così lo tranquillizzo e infilo un dito nel suo buchino come posso.
Ok é da ricoverare.
Adesso siccome la mia clinica è la più moderna delle moderne , dotata di una tecnologia quasi aliena, devo procedere a personalizzargli la stanza.
Prendo un aggeggio strano che è un termometro collegato via wilress ad un congegno che manda i dati registrati direttamente alla sua furura camera.
Inserisco l'aggeggio dietro, lui si lamenta è un po' fastidioso lo so, ma deve resistere almeno mezzora.
Nel mentre io gli accarezzo la fronte e gli do bacini, tanto siamo amici da bar..
Bene la mezzora è trascorsa ora puoi accedere nella mia clinica.
***
Continua..

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