Entrare di diritto nella mia stupendissima clinica non è una cosa da poco.
Per cui chi ci riesce non lo fa entrando come si entra in un ospedalucolo qualunque, no.
Ci entra in pompamagna.
Al mio schioccare delle dita la mia collaboratrice prende un cordless che tiene in tasca e sussurra alcune frasi a qualcuno, di li a poco si spalanca la porta ed entra una barella galattica seguita da un portantino con la sua divisa in pan dan.
Mi spiego.
La barella per trasportare un mio paziente non è la solita barellucola traballante e cigolante ma un vero mezzo di trasporto super accessoriato di ogni comfort.
Ogni stanza della mia clinica ha il suo colore e le barelle sono abbinate, come del resto le divise dei portantini.
Quella che ho scelto personalmente per Esse è rossa con le sponde alte di tela con due finestre di plexiglass trasprente all'all'altezza della testa per ammirare il paesaggio mentre si va.
Sopra la testa c'è una capotta stile carrozzina da neonato che ripara dalla luce fastidiosa dei neon o dal sole se si esce o dalla pioggia.
Appese alla capotta ci sono due tendine di chiffon in tinta chiuse per la privacy.
il Paziente è coperto d a un morbido piumone riscaldante d'inverno e rinfrescante in estate (non chiedetemi il come e il perchè vel'ho gia detto che la mia clinica ha una tecnologia quasi aliena) Il materasso su cui poggia è di quelli che seguono il corpo per cui li non è solo al sicuro ma anche comodo.
Rassicuro Esse che è terrorizzato solo al pensiero di essere ricoverato, gli mostro con orgoglio "Nuvola" (è il nome con cui chiamo affettuosamente le barelle) e lo invito a provarla.
Imbarazzato mi fa notare che è nudo ma io gli spiego che nell a mia clinica può entrare solo lui e niente e nessuno altro, vestiti e accessori compresi, percui via orogogi anelli catenine... via tutto, ovviamente anche agli amici e parenti è vietata la visita.
Lo aiuto ad alzarsi dal lettino delle visite per accomodarsi al meglio dentro Nuvola, e poi mi assicuro personalmente che stia comodo.
Lui ci si adagia come se fosse sopra le spine ma io lo rassicuro accarezzandogli la fronte, piano piano si tranquillizza si stende e lo copro col piumone, che è assicurato dal velcro ai lati.
Gli chiedo se ha freddo ma lui risponde di no, impossibile Nuvola è autoriscaldante e trova sempre la temperatura giusta.
Bene prima di varcare la soglia chiamo il suo accompagnaotre (un ragazzo giovane e carino che si avvicina preoccupato, gli consegno le cose di Esse e mi sento di tranquillizzarlo perchè Esse (il mio Esse e non il suo ) starà al sicuro, con me lassù al'ultimo piano della clinica.
***
Bene passati i convenevoli e i burocrati iniziamo il cammino per arrivare la dove ce il mio personale paradiso.
Passiamno lunghi corridoi, ampi ballatoi, stretti ascensori, angusti sotterranei, fino ad arrivare la dove come un miraggio si spalanca per noi una luce rassicurante blu.
é la luce del nostro ascensore quello che ciporterà alla destinazione finale.
E' veloce e silenzioso e in un batterd'occhio siamo arrivati.
Si spalncano di nuovo le porte il portantino spinge finoa una porta vetri e si ferma, poi ci saluta e se ne va, il suo lavoro p terminato.
Ora ci penseremo noi.
Alla destra dell'ampia porta vetri dove però nonsi vede nulla al di la, c'è una camera dove io e im iei collaboratori ci cambiamo per indossare dei camici speciali super sterilizzati, nemmeno un germe è ammesso nella mia clinica.
I camici nascondono una esoscheletro (roba altatecnologia giappo) che ci da una forza sovrumana.
Varchiamo una ltra soglia che ci porta dall'altra parte della vetrata da li apriamo una finestra dove facciamo passare solamente il sopra della barella il carrello rimane li e il letto viene adagiato sopra un a ltro carrello.
" Benvenuto Esse! " Gli dico sorridemdo mentre scosto le tendine.
Lui si desta evidentemente durante l'attesa e illungo tragitto si è addormentato.
Abbasso la capotta e gli tolgo il piumone di dosso si copre con le mani il pacco, faccio finta di non vedere.
Vi ricordate dei camici con l'esoscheletro? ebbene soprprendendolo non poco lo sollevo con un braccio dietro alla schiena e uno sottole gambe e lo acocmpagno nella stanza dell'accolgimento.
Si, riesco a sollevare qulsiasi peso non è fantastico?
La stanza dell'accogliemnto è una stanza dove preparo i miei pazienti.
Prinma di tutto c'è un avasca dove fargli un bel bagno caldo e lavarlo bene da cima a piedi.
POi c'è la cura delle unghie delle mani e deipiedi, dove si annidano i più feroci germi.
Dopodichè passiamo alla rasatura completa e totale del corpo che verrà rifatta una volta alla settimana.
Allora lo adagio nell'acqua a temperatura giusta per lui, (ricordate il termometro di prima?), poi gli dico di rilassarsi che a lui penserò tutto io.
Prendo una spugna la impregno di acqua e poi la strizzo sopra al sua testa, lui protesta ma gli accarezzo la guancia sempre con quella spugna, poi passo sul ventre, intanto prendo un po' di sapone liquido e lopasso ul pettomassaggiando a movimenti circolari, poi passo sul collo e dietro edentro leorecchie, un po' di shampoo sui capelli e massaggio delicatamente.
Ora prendo un braccio lo sollevo e passo con la spugna bene bene senza fretta e anche in menzzo alle dita, poi l'altro braccio.
Con la spugna vado sotto e strofino bene il pacco, lui f a un saltino imbarazzato ma io lo tranquillizzo nondeve sentirsi inimbarazzo, gli sollevo ilpiede e sempre con la spugna lavoper bene, ogni dito e poi a caviglia arivo fino all'inquine dove strofino con più decisione.
Faccio lo stesso con l'altro piede.
Gli faccio divaricar ele gamne e strofino .. quel pertugio.
Di fianco alal vasca c'è un grosso tavolo imbottito, sollevo Esse come prima e lo adagio su quel tavolo dove qualcuno ha già steso un grosso telo di spugna, lo asciugo per bene dappertutto, anche i capelli, poi perndo una ciotolina dove ce della schiuma d a barba e la passo sul petto e procedo conla lametta.
Bene bene, dal'alto verso il basso e viceversa, pelo e contropelo.
Quando sono abbastanza soddisfatta del mio lavoro passo alle gambe.
INcomincio dall inguine a passare col pennello poi scendo sulle cosce e siu polpacci, senza fretta ma con perizia.
Facciouguale con l'altra gamba.
Passo alle bracica e poi al pube.
Tutto itorno al pene e giu sotto i testicoli.
Faccio giare Esse a pancia in giù, la schiena e la spalle sono abbastanza glabre, i gutei non tanto cosi gli passo col pennellino e po di nuovo conla lamentta, si muove un pochino mi dice che gli faccio un po di solletico, ridiamo.
Ora è la volta dell'ano.
Adessonon ride più è preoccupato che lo tagli ma io ho lamano ferma che vuoi che sia fino adesso è andata bene..
E invece zac! Un tagletto, ma benedetto ragazzo ti avevo detto di stare fermo!!!
Prendo del disinfettante e con un po'di contone cerco di fermare il sangue, fortuna che è un taglietto di poco conto, e cosi posso continuare.
Ho finito adesso lo rituffo invasca la quale era stata svuotata ripulita e di nuovo riempita, lo sciacquo e poi lo rimetto sul tavolo dove lo asciugo per bene, e gli metto la crema.
Ne metto un po' sulle mani e le strofino, poi incomincio dalla fronte, poi scendo sulle guance, poi sul collo e sulle spalle, sul braccio destro e poi sul sinistro.
Ne rimetto una ltro po sulle mani e poi dop averle ristrofinate le passo sul petto e sul'addome , ricomincio dai piedi e salgo una gamba per volta, poi di nuovo sulle mani e poi sui testicoli e sul pene per ben massaggiando con cura.
Ora lo faccio girare di nuovo e ricomincio dalle spalle, sulla schiena, sui glutei, dentro ai glutei.
Lo sento rialssato finalmente.
Ora lo rifacico girare, ho per lui un bellissimo pigiama bianco coi disegnini rossi in pan dan con la sua camera.
L'aiuto a vestirsi poi di nuovo lo sollevo usciamo assiene dalla stanza dell'accogliemento e siamo nell'ampio corridoio arancione e nero. ( chiedetelo all amia psiche perchè ma lo visualizzo così) Giriamo destra varchiamo la vetrata dove si vede illuminata la sua futura camera, entriamo e lo adagio sul letto.
" Ecco, Esse qua ci staremo pe run bel po' ti piace? "
domenica 5 giugno 2011
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