| Ci sono vari modi per rilassarsi, leggere, dormire, fare sesso.. Io mi rilasso guidando. Adoro viaggiare in auto, da sola senza meta, senza fretta, guardare gli altri sorpassarmi, sentire i clacson.... Quando guido la mente si abbandona, i pensieri si accordano, tutto mi appare più chiaro, e intanto vado, e non faccio caso al clacson insistente, che ce l'abbia con me? Mi sorprende una yaris bluette, che mi affianca, chi la guida mi guarda torvo e mi fa cenno di accostare. Io, gli faccio il tipico cenno del " che cacchio vuoi? " Lui allora di rimando mi mostra un catellino, accosto subito. Ommammachemmaiavròfatto? Si ferma appena davanti a me, rimango immobile, cosa vorrà? Lo osservo mentre scende, pare molto alto, porta i capelli raccolti in un codino, una ciocca ribelle, scende a coprigli mezza fronte, mi chiede di scendere, mi sento in colpa quale terribile infrazione potrò mai aver commesso? Si presenta, mi dice che è un agente della pol stradale in borghese, e mi dice che la mia infrazione è mooolto grave e devo seguirlo urgentemente, mentre me lo dice, però mi guarda con quello sguardodaglio occhi azzurro mare che io conosco bene, mi piace quando mi guarda così. Docilmente lo assecondo, mentre, con la mano mi accarezza una guancia, avvicina le labbra all'orecchio, sussurrando: " ti voglio, adesso " Mi fa trasalire, si allontana e sale sulla sua macchina io sulla mia, mettiamo in moto e ci avviamo. Guidiamo ancora sulla statale per qualche chilometro, poi svoltiamo per una stradina sterrata che sembra non finir mai. Arriviamo in una radura, dove tra le fronde, si apre un vecchio cancello, varchiamo la soglia prima lui io dietro, ci accoglie un'antica fontana che zamplilla avvinta nell'edera, avvampo, per certi pensieri, le due vetture passano oltre, e parcheggiano, sotto ad un rigolioso, pergolato. Scendo, il profumo dell'uva fragola, misto al glicine, mi assale riportandomi indietro nel tempo quando da bambina facevo la gara con i miei cugini a chi saltava più in alto per raggiungere i grappoli. I frutti sono maturi e molto invitanti, allungo la mano e ne prendo un grappolo, mentre tento di addentare un acino mi scivola in mezzo al seno. Lo guardo maliziosa, lui mi accarezza con il pollice una guancia, poi si abbassa per prendere l'acino birbantello,con la bocca. Sento la sua lingua che fruga tra i miei seni gonfi, e sodi, lancio un gridolino di piacere. Alza la testa soddisfatto con l'acino in bocca io mi abbandono tra le sue braccia, mentre una brezza leggera mi solleva la gonnellina del leggero vestito di seta, sono senza mutandine, lui allora mi accarezza le natiche, con la sua piacevole delicatezza. Mi solleva e mi porta più in la sul tappeto erboso sotto una quercia secolare, dove mi appoggia stesa, mi bacia, appassionatamente, ma poi con la lingua indugia tra le cosce, fino ad arrivare al punto gusto, ho il primo orgasmo. Voglio lo voglio tutto è mio sono impazzita, ma lui mi ferma, e fa tintinnare un mazzo di chiavi davanti al naso, con un cenno del capo, mi indica più in la l'immenso portone di noce massello. Siamo, nell'atrio, l'antica dimora è arredata con gusto madie di legno scuro e tende immacolate ci accolgono sornione le mura mantengono un atmosfera fresca, e accoliente, mi solleva di nuovo e si dirige sulle scale, saliamo, e entriamo nel bagno. Mi fa scendere, poi apre le imposte, la luce illumina il bagno molto grande, tolgo il vestito e entro nella vasca, è di quelle coi piedini, sono in piedi, lui si spoglia nudo e entra dietro di me, apre l'acqua, che è gelida, urliamo sorpresi e divertiti. Piano piano non sentiamo più freddo lui è dietro di me, mi abbraccia, e appoggia la sua testa sulla mia spalla sinistra, io sento il calore del suo corpo....mi sento protetta... Ci laviamo, a turno, ci piace farlo, le mani insaponate scivolano leggere sulla pelle, le bocche si cercano, all'improvviso mi viene un'idea, gliela propongo sussurrandogliela nell'orecchio. Lui ride divertito, ci sta, allora usciamo e ci asciughiamo con dei grandi teli piegati li vicino, andiamo in camera con un balzo mi butto sopra il letto di schiena, e sprofondo. E' uno di quei letti molto antichi fatto da due letti d auna piazza emezza tenuti vicini e legati al centro delle testate con una corda,con ancora il materasso in piuma d'oca, mi piace pensare a quanti ci hanno fatto l'amore nel corso degli anni. Lui intanto è sceso a prendere qualcosa in cucina, quando torna reca un vassoio pieno di frutta e verdure...pronte per i nostri giochini. Prima ci abbracciamo ancora un po', il mio piacere più grande è baciucchiarlo tutto, partire dalla fronte, poi scendere sulle labbra, poi giù sempre più giù, bacerei ogni centimetro della sua pelle, che ha un profumo inebriante... Prendo una cordicella che tiene legate le due testate dei letti e gli lego le mani e poi glele lego alla testata. Voglio comandare io i giochi, lo giro prono incomincio a baciarlo dalla nuca a scendere, adesso dopo non aver tralasciato nemmeno un millimetro della sua colonna vertebrale, sono sulla riga dove iniziano le sue natiche. Con le mani gliele divarico appena per farci passare le mie dita che si infilano dentro all'ano, lui sobbalza sorpreso, ma si lascia fare, mentre con l'altra mano prendo una zucchina. Ah...questo mica se l'aspettava eh... Così dapprima inizia ad agitarsi un po' ma poi vinto si lascia fare. Si farebbe fare qualsiasi cosa per me. Ma..Anche io per lui. Così inizio coi miei giochi perversi, ma facico prndere un po' troppola mano ma non riesco a fermarmi lui è il mio giocattolino e io adesso comando.. Sono cattiva sono subdola, sono una pessima amante! NOn so perchè ma è così. Infierisco ci do giù duro.. Ma...Ma poi, mi accorgo che lui adesso non si ta divertendo, infatti piange. Cazzo, l'ho fatto piangere! Il demone che mi aveva posseduta se ne va lascia laposto a una me interdetta che guarda goffamente quel ragazzo bellisismo e sexi che piange disperato.. Allora mi sdraio accanto a lui lo accarezzo lo coccolo, mi dice che vorrebbe, accontentarmi nei miei giochi ma propio non ce la fa. Così lo bacio sulle guance, sulle lacrime assaggio il suo sapore che è buonissimo, gli dico che si merita un premio. ma prima deve far eil bravo. Gli massaggiola schiena, La zucchina usata come falloè sempre al suoposto, gli massaggio ilcollo scendo bacianolo accompagando i miei baci con paroline dolci, tolgo la zucchina, ma infilo le dita, prima uno, poi due... E' tranquillo, continuo coi bacini si irrigidisce un po' ma le coccole lo calmano, finalmente, la mia amano fa la sua entrata trionfante. Son soddisfazioni! Si contorce un pochino ancor am poi fa il bravo e il suo cazzo diventa bello duro. Esco soddisfatta, bravo il mio amore è l'ora dle premio. Sempre tenendogli le mani legate lo aiuto a girarsi, Lo bacio lo coccolo gli dico che è il mio eroe, e è vero sono fiera di lui. Il premio è un po' anche mio perchè io adoro fare i pompini così lo accolgo nella mia bocca e inizio col risucchio come so far eio. IL sapore delle sue lacrime è stato come quello di un nettre pregiato, voglio andare oltre, pure io oggi volgio varcar euna soglia mai varcata. Non so quanto tempo pass ama mentre sono assorta dal movimento delle mie labra sul suo cazzo lui viene e mi ritroco tutto in bocca. Nemmeno lui lse l'aspettava mi guarda sorpreso ridiamo io con sta bava che coila devo essere piuttosto raccapricciante. Che bravoilmio amante di solito è lui che si inventa cose oggi invece finalmente ho dato sfogo alle mie fantasie. Gli chiedo se gli è piaciuto, mormora quelcos adi inconmporensibile, come una gatta gli striscio sopra ora la mia bocca e sulla sua lo bacio avidamente, ma non lo slego non ancora, non ho finito. Mi siedo sopra la sua bocca adesso tocca lui farmi venire come sa! Mi agrappo alal testiera del tetto, mentre sentola sua lingua indigiar edentr me sapiente e sento la barba leggermete incolta dle mento solleticarmi, seno.... sento....... Lui è fant-tas-ti-co, sa come farmi venire. Mi accascio vicino alui esamine, lo slego e mi lascio abbracicare, sembra felice di aver scoperto un piacer enuovo. Non so quanto tempo è trascorso, siamo ancora li accoccolati nel letto d'oca, vorrei che fosse per sempre, ma non è possibile. Di malavoglia ci vestiamo, torniamo ogniuno alla propio vettura, e ogniuno alla propia vita. Alla prossima amore mio, chissà quale altro giochino inventerai. oppure inventerò io. |
domenica 27 novembre 2011
antiche dimore e falsi agenti della stradale..
Il burocrate (riveduto e corretto)
Umm..."
Mi fa guardandomi da capo a piedi, appena entro in quell'ufficio angusto, i capelli sul lungo lisci con qualche onda, mossi ogni tanto dal ventilatore che gira silenzioso muovendo l'aria un po' di qua un po' di la...
- Si? " Domando un po seccata e un po' incuriosita.
- Sa. L'ho fatta chiamare perchè sulla sua bolletta c'è un nome diverso, chi sarebbe questo G.N.?
- E', o meglio era il nome di mio padre, non l'ho cambiato perchè mi han detto che era un casino... e poi che importa le bollette le ho sempre pagate...io..."
- No vede..."
Mentre parla si passa una mano nei capelli, è molto bella curata le dita lunghe e affusolate, mi viene da pensare come sarebbe se mi toccassero... lui è alto spalle quadrate, parla, le sue labbra quando si muovono tirano un po' di lato a creare delle leggere smorfiette di espressione...
- Ha capito il punto? "
-il punto? "
Mormoro lievemente imbarazzata, non ho ascoltato una sola parola ero totalmente rapita dai suoi occhi azzurrissimi, e il suo modo di muoversi il suo forte accento piemontese, torinese? no, no astigiano forse...
Riprende a parlare, si muove un po' mi viene vicino, gesticola, ogni tanto si tiene la punta delle dita quelle dita...vorrei che mi sfiorassero,
intanto si avvicina, ormai siamo faccia a... spalla lui è molto alto tace, all'improvviso gira la testa un po' dilato e si abbassa verso di me guardandomi negli occhi, cerca le mie labbra e senza nessun preavviso mi bacia, un po' sorpresa e anche rapita dal suo odore ricambio.
Smettiamo, ci guardiamo quasi increduli, qualcosa su di noi ha preso il sopravvento, vedo di scostarmi un po' imbarazzata ma che mi ha preso penso. Ma lui mi ferma tendomi per un braccio mi giro scostante ma poi lo guardo dritto negli occhi, mi immergo in un oceano incontaminato assaporo il profumo che emana la sua pelle l'odore del suo alito mentina mista fiumo di sigaretta.... NOn capisco più niente mi lascio andare e lasciamo che l'istinto bestiale ci avvampi.
Gettiamo via le scartoffie dalla scrivania.
Riprendiamo a baciarci, di più sempre più, mi toglie la giacca e la lascia cadere a terra sento le sue mani che cercano dietro la schiena salgono sotto la camicia per slacciarmi il regiseno, poi alza la gonna sento le dita cercare non smettere no.. mi sfila le mutandine, le sue mani su di me...... mi alza e mi butta sul tavolo come fossi una bambola di pezza lo spingo via lo voglio guardare lui f aun passo indietro ha i capelli spettinati il ciuffo ribelle ricade sulla fronte la testa china mi guarda con gli occhi rivolti inalto ha un espressione lievemente cattiva e tremendamente sexi, seduta sul tavolo tutta di sghimbescio allungo la mano per avvicinarlo di nuovo afferrandolo per la camicia mi ribacia.
Con le mani slaccio la camicia gliela sfilo e la lscio cadere aterra.
Sul suo petto lisico luccica catturando un raggio di sole una croce dorata e anche il lieve sudore, gli bacio avidamente i capezzoli, lo abbraccio e stringo forte, le mani scendono sulle chiappe dure come il marmo che strizzo con vigore.
Mi spinge giù mi lascio spingere senza mai smettere di baciarlo e di abrracciarlo ora anche conle gambe...
facciamo l'amore sento il suo calore, sento il suo odore affondo il viso tra i suoi capelli mi sembra di impazzire...
***
Ognuno raccoglie i prori vestiti, ci guardiamo complici ancora una volta prima di salutarci.
Un bacio fugace.
Alla prossima.
Mi fa guardandomi da capo a piedi, appena entro in quell'ufficio angusto, i capelli sul lungo lisci con qualche onda, mossi ogni tanto dal ventilatore che gira silenzioso muovendo l'aria un po' di qua un po' di la...
- Si? " Domando un po seccata e un po' incuriosita.
- Sa. L'ho fatta chiamare perchè sulla sua bolletta c'è un nome diverso, chi sarebbe questo G.N.?
- E', o meglio era il nome di mio padre, non l'ho cambiato perchè mi han detto che era un casino... e poi che importa le bollette le ho sempre pagate...io..."
- No vede..."
Mentre parla si passa una mano nei capelli, è molto bella curata le dita lunghe e affusolate, mi viene da pensare come sarebbe se mi toccassero... lui è alto spalle quadrate, parla, le sue labbra quando si muovono tirano un po' di lato a creare delle leggere smorfiette di espressione...
- Ha capito il punto? "
-il punto? "
Mormoro lievemente imbarazzata, non ho ascoltato una sola parola ero totalmente rapita dai suoi occhi azzurrissimi, e il suo modo di muoversi il suo forte accento piemontese, torinese? no, no astigiano forse...
Riprende a parlare, si muove un po' mi viene vicino, gesticola, ogni tanto si tiene la punta delle dita quelle dita...vorrei che mi sfiorassero,
intanto si avvicina, ormai siamo faccia a... spalla lui è molto alto tace, all'improvviso gira la testa un po' dilato e si abbassa verso di me guardandomi negli occhi, cerca le mie labbra e senza nessun preavviso mi bacia, un po' sorpresa e anche rapita dal suo odore ricambio.
Smettiamo, ci guardiamo quasi increduli, qualcosa su di noi ha preso il sopravvento, vedo di scostarmi un po' imbarazzata ma che mi ha preso penso. Ma lui mi ferma tendomi per un braccio mi giro scostante ma poi lo guardo dritto negli occhi, mi immergo in un oceano incontaminato assaporo il profumo che emana la sua pelle l'odore del suo alito mentina mista fiumo di sigaretta.... NOn capisco più niente mi lascio andare e lasciamo che l'istinto bestiale ci avvampi.
Gettiamo via le scartoffie dalla scrivania.
Riprendiamo a baciarci, di più sempre più, mi toglie la giacca e la lascia cadere a terra sento le sue mani che cercano dietro la schiena salgono sotto la camicia per slacciarmi il regiseno, poi alza la gonna sento le dita cercare non smettere no.. mi sfila le mutandine, le sue mani su di me...... mi alza e mi butta sul tavolo come fossi una bambola di pezza lo spingo via lo voglio guardare lui f aun passo indietro ha i capelli spettinati il ciuffo ribelle ricade sulla fronte la testa china mi guarda con gli occhi rivolti inalto ha un espressione lievemente cattiva e tremendamente sexi, seduta sul tavolo tutta di sghimbescio allungo la mano per avvicinarlo di nuovo afferrandolo per la camicia mi ribacia.
Con le mani slaccio la camicia gliela sfilo e la lscio cadere aterra.
Sul suo petto lisico luccica catturando un raggio di sole una croce dorata e anche il lieve sudore, gli bacio avidamente i capezzoli, lo abbraccio e stringo forte, le mani scendono sulle chiappe dure come il marmo che strizzo con vigore.
Mi spinge giù mi lascio spingere senza mai smettere di baciarlo e di abrracciarlo ora anche conle gambe...
facciamo l'amore sento il suo calore, sento il suo odore affondo il viso tra i suoi capelli mi sembra di impazzire...
***
Ognuno raccoglie i prori vestiti, ci guardiamo complici ancora una volta prima di salutarci.
Un bacio fugace.
Alla prossima.
domenica 5 giugno 2011
le prime visite ad Esse...
Esse adesso è un paziente modello, ma all'inizio non è statopropio così:
Poi c'è da mettere in conto che anche io non ero del tutto esperta, ero una giovane dottoressa inesperta ma tanto vogliosa di fare bene...
Il primo giorno filò via liscio, diciamo: Il suo ingresso coincise con l'ora di pranzo, entrarono gli addetti al catering impeccabili nelle loro livree mentre io orgogliosa mostravo il menù.
Lui era molto diffidente e non aveva molto appetito, in realtà lui non ha mai appetito, un tipino strano e difficile da accontentare.
Alla fine scelse le penne in bianco e una milanese con purè.
Lo schienale del letto era già in posizione corretta gli misi il tovagliolo attorno al collo il tavolino all'altezza giusta, e i piatti fumanti sotto al naso.
Tutto era perfetto tuttavia qualcosa non andava.
Chiesi il motivo, ma la risposta fu laconica.
Allora presi l'iniziativa e presi la forchetta in mano inforcai tre pennette e incominciai a imboccarlo.
Mentre lo facevo sentivo che stavo sbagliando, sicuramente avrebbe voluto mangiare in pace, da solo anche per ambientarsi meglio...
Invece lui dopo un occhiata imbarazzata prima a me poi alla forchetta spalancò la bocca e si la sciò imboccare così come se fosse naturale.
Strafelice continuai a farlo un boccone dopo l'altro aggiunggendo sorrisi e parole dolci come si fa coi bambini, non so perchè ma mi piaceva, non avevo mai imboccato un adulto non sapevo nemmeno se questo era un mio compito ma mi piaceva e mi eccitava la cosa..
Finito con la pasta passai alla bistecca ma prima riempii il bicchiere d'acqua e gli feci fare una bella sorsata, sempre dalle mie mani.
Mi sorrise grato.
Passai a tagliarli la bistecca, ne ricavai un boccone succulento che passai nella purè e di nuovo nella sua bocca che spalancò vorace.
La bistecca era bella grande e anche la porzione di pasta era bbondante (nessuno fa la fame nella mia clinica) e finì tutto, per concludere per il dare il benvenuto e in via del tutto eccezzionale anche un bel budino fresco per dessert, che si sbafò in tre bocconi.
Gli chiesi se era soddisfatto se si sentiva sazio, lui rispose con un sorriso timido ( il suo tipico sorriso timido che ancora oggi m'incanta) gli scostai il tavolino e gli tolsi il tovagliolo passandoglielo sulla bocca delicatamente.
Non so perchè ma ero felice mi sentivo importante e fiera di me.
Mi voltai per mandare via gli addetti del catering e ripresi i panni del dottore, anch eperchè lo vedevo strano.
Difatti il mal di pancia per cui lo avevo ricoverato cominciò a farsi sentire.
Presi una bacinella che è sempr epronta sotto ai letti e non faccio in tempo a posizionarla sotto il suo bel viso che woooff butta fuori tutto.
POvera stella, lui viene li col mal di pancia e io lo riempio di cibo...
Che errore tremendo.
Va be, lo ripulisco al meglio, poi lo faccio sdraiare abbasso il letto e di nuovo gli tasto la pancia, e lui silamenta.
Provo a farlo giare su di un fianco, voglio visitarlo da dietro, ma lui quando capisce cosa vorrei fare si agita e cerca di girarsi di nuovo protestando.
Ma io lo tranquillizzo non gli farò male è solo un dito è importante, lo convinco a rigirarsi, stavolta prono.
Lo rassicuro gli accarezzo al nuca e gli sussurro nelle orecchie che non gli farò male, sembra tranquillizzarsi ma poi quando sente la mano vicino stringe forte i glutei.
Nulla da fare.
Allora lascio perdere è meglio andarci piano deve prima ambientarsi e devo conquistare la sua fiducia...
Riproverò domani.
E così fu.
L'indomani mattina mi presentai da lui presto per dargli la sveglia.
Si guardò attorno smarrito prima di realizzare dove fosse, poi mi rivolse uno sguardo preoccupato.
Lo saluto dolcemente accarezzandogli la fronte e i capelli, eh tesoro m io questa volta non scappi alla prova della temperatura di prima mattina.
Inforco il termometro e da così come si trova (sdraiato sulla schiena gli scosto le lenzuola che trattiene con la mano.
No, no tesoro non siamo qua a giocare eh, su dai fa il bravo.
Do uno strattone alle coperte decisa ma senza mai smettere di essere dolce e sorridente è impotante nel mio mestiere.
Gli prendo i pantaloni del pigiama dall'elastico dei fianche e li abbasso, lui piega le ginocchia tanto per rendermi le cose facili vero?
Io faccio finta di nulla e sfilo alla meglio quei pantaloni e gliei tolgo così no può rivestirsi.
Lui per ripararsi stringe dipiù le ginocchia ma io gliele divarco "Dai su Esse tanto io non mollo eh " Divarico forzando le ginocchia ma nulla allora metto una mano sotto e glele sollevo e poi dopo un po di balletti zac il termometro entra dove deve entrare...
Lo sento trattenere il respro imbarazzato o incazzato non so, ma questa volta ho vinto io mio caro.
+++
Continua...
Poi c'è da mettere in conto che anche io non ero del tutto esperta, ero una giovane dottoressa inesperta ma tanto vogliosa di fare bene...
Il primo giorno filò via liscio, diciamo: Il suo ingresso coincise con l'ora di pranzo, entrarono gli addetti al catering impeccabili nelle loro livree mentre io orgogliosa mostravo il menù.
Lui era molto diffidente e non aveva molto appetito, in realtà lui non ha mai appetito, un tipino strano e difficile da accontentare.
Alla fine scelse le penne in bianco e una milanese con purè.
Lo schienale del letto era già in posizione corretta gli misi il tovagliolo attorno al collo il tavolino all'altezza giusta, e i piatti fumanti sotto al naso.
Tutto era perfetto tuttavia qualcosa non andava.
Chiesi il motivo, ma la risposta fu laconica.
Allora presi l'iniziativa e presi la forchetta in mano inforcai tre pennette e incominciai a imboccarlo.
Mentre lo facevo sentivo che stavo sbagliando, sicuramente avrebbe voluto mangiare in pace, da solo anche per ambientarsi meglio...
Invece lui dopo un occhiata imbarazzata prima a me poi alla forchetta spalancò la bocca e si la sciò imboccare così come se fosse naturale.
Strafelice continuai a farlo un boccone dopo l'altro aggiunggendo sorrisi e parole dolci come si fa coi bambini, non so perchè ma mi piaceva, non avevo mai imboccato un adulto non sapevo nemmeno se questo era un mio compito ma mi piaceva e mi eccitava la cosa..
Finito con la pasta passai alla bistecca ma prima riempii il bicchiere d'acqua e gli feci fare una bella sorsata, sempre dalle mie mani.
Mi sorrise grato.
Passai a tagliarli la bistecca, ne ricavai un boccone succulento che passai nella purè e di nuovo nella sua bocca che spalancò vorace.
La bistecca era bella grande e anche la porzione di pasta era bbondante (nessuno fa la fame nella mia clinica) e finì tutto, per concludere per il dare il benvenuto e in via del tutto eccezzionale anche un bel budino fresco per dessert, che si sbafò in tre bocconi.
Gli chiesi se era soddisfatto se si sentiva sazio, lui rispose con un sorriso timido ( il suo tipico sorriso timido che ancora oggi m'incanta) gli scostai il tavolino e gli tolsi il tovagliolo passandoglielo sulla bocca delicatamente.
Non so perchè ma ero felice mi sentivo importante e fiera di me.
Mi voltai per mandare via gli addetti del catering e ripresi i panni del dottore, anch eperchè lo vedevo strano.
Difatti il mal di pancia per cui lo avevo ricoverato cominciò a farsi sentire.
Presi una bacinella che è sempr epronta sotto ai letti e non faccio in tempo a posizionarla sotto il suo bel viso che woooff butta fuori tutto.
POvera stella, lui viene li col mal di pancia e io lo riempio di cibo...
Che errore tremendo.
Va be, lo ripulisco al meglio, poi lo faccio sdraiare abbasso il letto e di nuovo gli tasto la pancia, e lui silamenta.
Provo a farlo giare su di un fianco, voglio visitarlo da dietro, ma lui quando capisce cosa vorrei fare si agita e cerca di girarsi di nuovo protestando.
Ma io lo tranquillizzo non gli farò male è solo un dito è importante, lo convinco a rigirarsi, stavolta prono.
Lo rassicuro gli accarezzo al nuca e gli sussurro nelle orecchie che non gli farò male, sembra tranquillizzarsi ma poi quando sente la mano vicino stringe forte i glutei.
Nulla da fare.
Allora lascio perdere è meglio andarci piano deve prima ambientarsi e devo conquistare la sua fiducia...
Riproverò domani.
E così fu.
L'indomani mattina mi presentai da lui presto per dargli la sveglia.
Si guardò attorno smarrito prima di realizzare dove fosse, poi mi rivolse uno sguardo preoccupato.
Lo saluto dolcemente accarezzandogli la fronte e i capelli, eh tesoro m io questa volta non scappi alla prova della temperatura di prima mattina.
Inforco il termometro e da così come si trova (sdraiato sulla schiena gli scosto le lenzuola che trattiene con la mano.
No, no tesoro non siamo qua a giocare eh, su dai fa il bravo.
Do uno strattone alle coperte decisa ma senza mai smettere di essere dolce e sorridente è impotante nel mio mestiere.
Gli prendo i pantaloni del pigiama dall'elastico dei fianche e li abbasso, lui piega le ginocchia tanto per rendermi le cose facili vero?
Io faccio finta di nulla e sfilo alla meglio quei pantaloni e gliei tolgo così no può rivestirsi.
Lui per ripararsi stringe dipiù le ginocchia ma io gliele divarco "Dai su Esse tanto io non mollo eh " Divarico forzando le ginocchia ma nulla allora metto una mano sotto e glele sollevo e poi dopo un po di balletti zac il termometro entra dove deve entrare...
Lo sento trattenere il respro imbarazzato o incazzato non so, ma questa volta ho vinto io mio caro.
+++
Continua...
L'entrata in clinica di Esse..
Entrare di diritto nella mia stupendissima clinica non è una cosa da poco.
Per cui chi ci riesce non lo fa entrando come si entra in un ospedalucolo qualunque, no.
Ci entra in pompamagna.
Al mio schioccare delle dita la mia collaboratrice prende un cordless che tiene in tasca e sussurra alcune frasi a qualcuno, di li a poco si spalanca la porta ed entra una barella galattica seguita da un portantino con la sua divisa in pan dan.
Mi spiego.
La barella per trasportare un mio paziente non è la solita barellucola traballante e cigolante ma un vero mezzo di trasporto super accessoriato di ogni comfort.
Ogni stanza della mia clinica ha il suo colore e le barelle sono abbinate, come del resto le divise dei portantini.
Quella che ho scelto personalmente per Esse è rossa con le sponde alte di tela con due finestre di plexiglass trasprente all'all'altezza della testa per ammirare il paesaggio mentre si va.
Sopra la testa c'è una capotta stile carrozzina da neonato che ripara dalla luce fastidiosa dei neon o dal sole se si esce o dalla pioggia.
Appese alla capotta ci sono due tendine di chiffon in tinta chiuse per la privacy.
il Paziente è coperto d a un morbido piumone riscaldante d'inverno e rinfrescante in estate (non chiedetemi il come e il perchè vel'ho gia detto che la mia clinica ha una tecnologia quasi aliena) Il materasso su cui poggia è di quelli che seguono il corpo per cui li non è solo al sicuro ma anche comodo.
Rassicuro Esse che è terrorizzato solo al pensiero di essere ricoverato, gli mostro con orgoglio "Nuvola" (è il nome con cui chiamo affettuosamente le barelle) e lo invito a provarla.
Imbarazzato mi fa notare che è nudo ma io gli spiego che nell a mia clinica può entrare solo lui e niente e nessuno altro, vestiti e accessori compresi, percui via orogogi anelli catenine... via tutto, ovviamente anche agli amici e parenti è vietata la visita.
Lo aiuto ad alzarsi dal lettino delle visite per accomodarsi al meglio dentro Nuvola, e poi mi assicuro personalmente che stia comodo.
Lui ci si adagia come se fosse sopra le spine ma io lo rassicuro accarezzandogli la fronte, piano piano si tranquillizza si stende e lo copro col piumone, che è assicurato dal velcro ai lati.
Gli chiedo se ha freddo ma lui risponde di no, impossibile Nuvola è autoriscaldante e trova sempre la temperatura giusta.
Bene prima di varcare la soglia chiamo il suo accompagnaotre (un ragazzo giovane e carino che si avvicina preoccupato, gli consegno le cose di Esse e mi sento di tranquillizzarlo perchè Esse (il mio Esse e non il suo ) starà al sicuro, con me lassù al'ultimo piano della clinica.
***
Bene passati i convenevoli e i burocrati iniziamo il cammino per arrivare la dove ce il mio personale paradiso.
Passiamno lunghi corridoi, ampi ballatoi, stretti ascensori, angusti sotterranei, fino ad arrivare la dove come un miraggio si spalanca per noi una luce rassicurante blu.
é la luce del nostro ascensore quello che ciporterà alla destinazione finale.
E' veloce e silenzioso e in un batterd'occhio siamo arrivati.
Si spalncano di nuovo le porte il portantino spinge finoa una porta vetri e si ferma, poi ci saluta e se ne va, il suo lavoro p terminato.
Ora ci penseremo noi.
Alla destra dell'ampia porta vetri dove però nonsi vede nulla al di la, c'è una camera dove io e im iei collaboratori ci cambiamo per indossare dei camici speciali super sterilizzati, nemmeno un germe è ammesso nella mia clinica.
I camici nascondono una esoscheletro (roba altatecnologia giappo) che ci da una forza sovrumana.
Varchiamo una ltra soglia che ci porta dall'altra parte della vetrata da li apriamo una finestra dove facciamo passare solamente il sopra della barella il carrello rimane li e il letto viene adagiato sopra un a ltro carrello.
" Benvenuto Esse! " Gli dico sorridemdo mentre scosto le tendine.
Lui si desta evidentemente durante l'attesa e illungo tragitto si è addormentato.
Abbasso la capotta e gli tolgo il piumone di dosso si copre con le mani il pacco, faccio finta di non vedere.
Vi ricordate dei camici con l'esoscheletro? ebbene soprprendendolo non poco lo sollevo con un braccio dietro alla schiena e uno sottole gambe e lo acocmpagno nella stanza dell'accolgimento.
Si, riesco a sollevare qulsiasi peso non è fantastico?
La stanza dell'accogliemnto è una stanza dove preparo i miei pazienti.
Prinma di tutto c'è un avasca dove fargli un bel bagno caldo e lavarlo bene da cima a piedi.
POi c'è la cura delle unghie delle mani e deipiedi, dove si annidano i più feroci germi.
Dopodichè passiamo alla rasatura completa e totale del corpo che verrà rifatta una volta alla settimana.
Allora lo adagio nell'acqua a temperatura giusta per lui, (ricordate il termometro di prima?), poi gli dico di rilassarsi che a lui penserò tutto io.
Prendo una spugna la impregno di acqua e poi la strizzo sopra al sua testa, lui protesta ma gli accarezzo la guancia sempre con quella spugna, poi passo sul ventre, intanto prendo un po' di sapone liquido e lopasso ul pettomassaggiando a movimenti circolari, poi passo sul collo e dietro edentro leorecchie, un po' di shampoo sui capelli e massaggio delicatamente.
Ora prendo un braccio lo sollevo e passo con la spugna bene bene senza fretta e anche in menzzo alle dita, poi l'altro braccio.
Con la spugna vado sotto e strofino bene il pacco, lui f a un saltino imbarazzato ma io lo tranquillizzo nondeve sentirsi inimbarazzo, gli sollevo ilpiede e sempre con la spugna lavoper bene, ogni dito e poi a caviglia arivo fino all'inquine dove strofino con più decisione.
Faccio lo stesso con l'altro piede.
Gli faccio divaricar ele gamne e strofino .. quel pertugio.
Di fianco alal vasca c'è un grosso tavolo imbottito, sollevo Esse come prima e lo adagio su quel tavolo dove qualcuno ha già steso un grosso telo di spugna, lo asciugo per bene dappertutto, anche i capelli, poi perndo una ciotolina dove ce della schiuma d a barba e la passo sul petto e procedo conla lametta.
Bene bene, dal'alto verso il basso e viceversa, pelo e contropelo.
Quando sono abbastanza soddisfatta del mio lavoro passo alle gambe.
INcomincio dall inguine a passare col pennello poi scendo sulle cosce e siu polpacci, senza fretta ma con perizia.
Facciouguale con l'altra gamba.
Passo alle bracica e poi al pube.
Tutto itorno al pene e giu sotto i testicoli.
Faccio giare Esse a pancia in giù, la schiena e la spalle sono abbastanza glabre, i gutei non tanto cosi gli passo col pennellino e po di nuovo conla lamentta, si muove un pochino mi dice che gli faccio un po di solletico, ridiamo.
Ora è la volta dell'ano.
Adessonon ride più è preoccupato che lo tagli ma io ho lamano ferma che vuoi che sia fino adesso è andata bene..
E invece zac! Un tagletto, ma benedetto ragazzo ti avevo detto di stare fermo!!!
Prendo del disinfettante e con un po'di contone cerco di fermare il sangue, fortuna che è un taglietto di poco conto, e cosi posso continuare.
Ho finito adesso lo rituffo invasca la quale era stata svuotata ripulita e di nuovo riempita, lo sciacquo e poi lo rimetto sul tavolo dove lo asciugo per bene, e gli metto la crema.
Ne metto un po' sulle mani e le strofino, poi incomincio dalla fronte, poi scendo sulle guance, poi sul collo e sulle spalle, sul braccio destro e poi sul sinistro.
Ne rimetto una ltro po sulle mani e poi dop averle ristrofinate le passo sul petto e sul'addome , ricomincio dai piedi e salgo una gamba per volta, poi di nuovo sulle mani e poi sui testicoli e sul pene per ben massaggiando con cura.
Ora lo faccio girare di nuovo e ricomincio dalle spalle, sulla schiena, sui glutei, dentro ai glutei.
Lo sento rialssato finalmente.
Ora lo rifacico girare, ho per lui un bellissimo pigiama bianco coi disegnini rossi in pan dan con la sua camera.
L'aiuto a vestirsi poi di nuovo lo sollevo usciamo assiene dalla stanza dell'accogliemento e siamo nell'ampio corridoio arancione e nero. ( chiedetelo all amia psiche perchè ma lo visualizzo così) Giriamo destra varchiamo la vetrata dove si vede illuminata la sua futura camera, entriamo e lo adagio sul letto.
" Ecco, Esse qua ci staremo pe run bel po' ti piace? "
Per cui chi ci riesce non lo fa entrando come si entra in un ospedalucolo qualunque, no.
Ci entra in pompamagna.
Al mio schioccare delle dita la mia collaboratrice prende un cordless che tiene in tasca e sussurra alcune frasi a qualcuno, di li a poco si spalanca la porta ed entra una barella galattica seguita da un portantino con la sua divisa in pan dan.
Mi spiego.
La barella per trasportare un mio paziente non è la solita barellucola traballante e cigolante ma un vero mezzo di trasporto super accessoriato di ogni comfort.
Ogni stanza della mia clinica ha il suo colore e le barelle sono abbinate, come del resto le divise dei portantini.
Quella che ho scelto personalmente per Esse è rossa con le sponde alte di tela con due finestre di plexiglass trasprente all'all'altezza della testa per ammirare il paesaggio mentre si va.
Sopra la testa c'è una capotta stile carrozzina da neonato che ripara dalla luce fastidiosa dei neon o dal sole se si esce o dalla pioggia.
Appese alla capotta ci sono due tendine di chiffon in tinta chiuse per la privacy.
il Paziente è coperto d a un morbido piumone riscaldante d'inverno e rinfrescante in estate (non chiedetemi il come e il perchè vel'ho gia detto che la mia clinica ha una tecnologia quasi aliena) Il materasso su cui poggia è di quelli che seguono il corpo per cui li non è solo al sicuro ma anche comodo.
Rassicuro Esse che è terrorizzato solo al pensiero di essere ricoverato, gli mostro con orgoglio "Nuvola" (è il nome con cui chiamo affettuosamente le barelle) e lo invito a provarla.
Imbarazzato mi fa notare che è nudo ma io gli spiego che nell a mia clinica può entrare solo lui e niente e nessuno altro, vestiti e accessori compresi, percui via orogogi anelli catenine... via tutto, ovviamente anche agli amici e parenti è vietata la visita.
Lo aiuto ad alzarsi dal lettino delle visite per accomodarsi al meglio dentro Nuvola, e poi mi assicuro personalmente che stia comodo.
Lui ci si adagia come se fosse sopra le spine ma io lo rassicuro accarezzandogli la fronte, piano piano si tranquillizza si stende e lo copro col piumone, che è assicurato dal velcro ai lati.
Gli chiedo se ha freddo ma lui risponde di no, impossibile Nuvola è autoriscaldante e trova sempre la temperatura giusta.
Bene prima di varcare la soglia chiamo il suo accompagnaotre (un ragazzo giovane e carino che si avvicina preoccupato, gli consegno le cose di Esse e mi sento di tranquillizzarlo perchè Esse (il mio Esse e non il suo ) starà al sicuro, con me lassù al'ultimo piano della clinica.
***
Bene passati i convenevoli e i burocrati iniziamo il cammino per arrivare la dove ce il mio personale paradiso.
Passiamno lunghi corridoi, ampi ballatoi, stretti ascensori, angusti sotterranei, fino ad arrivare la dove come un miraggio si spalanca per noi una luce rassicurante blu.
é la luce del nostro ascensore quello che ciporterà alla destinazione finale.
E' veloce e silenzioso e in un batterd'occhio siamo arrivati.
Si spalncano di nuovo le porte il portantino spinge finoa una porta vetri e si ferma, poi ci saluta e se ne va, il suo lavoro p terminato.
Ora ci penseremo noi.
Alla destra dell'ampia porta vetri dove però nonsi vede nulla al di la, c'è una camera dove io e im iei collaboratori ci cambiamo per indossare dei camici speciali super sterilizzati, nemmeno un germe è ammesso nella mia clinica.
I camici nascondono una esoscheletro (roba altatecnologia giappo) che ci da una forza sovrumana.
Varchiamo una ltra soglia che ci porta dall'altra parte della vetrata da li apriamo una finestra dove facciamo passare solamente il sopra della barella il carrello rimane li e il letto viene adagiato sopra un a ltro carrello.
" Benvenuto Esse! " Gli dico sorridemdo mentre scosto le tendine.
Lui si desta evidentemente durante l'attesa e illungo tragitto si è addormentato.
Abbasso la capotta e gli tolgo il piumone di dosso si copre con le mani il pacco, faccio finta di non vedere.
Vi ricordate dei camici con l'esoscheletro? ebbene soprprendendolo non poco lo sollevo con un braccio dietro alla schiena e uno sottole gambe e lo acocmpagno nella stanza dell'accolgimento.
Si, riesco a sollevare qulsiasi peso non è fantastico?
La stanza dell'accogliemnto è una stanza dove preparo i miei pazienti.
Prinma di tutto c'è un avasca dove fargli un bel bagno caldo e lavarlo bene da cima a piedi.
POi c'è la cura delle unghie delle mani e deipiedi, dove si annidano i più feroci germi.
Dopodichè passiamo alla rasatura completa e totale del corpo che verrà rifatta una volta alla settimana.
Allora lo adagio nell'acqua a temperatura giusta per lui, (ricordate il termometro di prima?), poi gli dico di rilassarsi che a lui penserò tutto io.
Prendo una spugna la impregno di acqua e poi la strizzo sopra al sua testa, lui protesta ma gli accarezzo la guancia sempre con quella spugna, poi passo sul ventre, intanto prendo un po' di sapone liquido e lopasso ul pettomassaggiando a movimenti circolari, poi passo sul collo e dietro edentro leorecchie, un po' di shampoo sui capelli e massaggio delicatamente.
Ora prendo un braccio lo sollevo e passo con la spugna bene bene senza fretta e anche in menzzo alle dita, poi l'altro braccio.
Con la spugna vado sotto e strofino bene il pacco, lui f a un saltino imbarazzato ma io lo tranquillizzo nondeve sentirsi inimbarazzo, gli sollevo ilpiede e sempre con la spugna lavoper bene, ogni dito e poi a caviglia arivo fino all'inquine dove strofino con più decisione.
Faccio lo stesso con l'altro piede.
Gli faccio divaricar ele gamne e strofino .. quel pertugio.
Di fianco alal vasca c'è un grosso tavolo imbottito, sollevo Esse come prima e lo adagio su quel tavolo dove qualcuno ha già steso un grosso telo di spugna, lo asciugo per bene dappertutto, anche i capelli, poi perndo una ciotolina dove ce della schiuma d a barba e la passo sul petto e procedo conla lametta.
Bene bene, dal'alto verso il basso e viceversa, pelo e contropelo.
Quando sono abbastanza soddisfatta del mio lavoro passo alle gambe.
INcomincio dall inguine a passare col pennello poi scendo sulle cosce e siu polpacci, senza fretta ma con perizia.
Facciouguale con l'altra gamba.
Passo alle bracica e poi al pube.
Tutto itorno al pene e giu sotto i testicoli.
Faccio giare Esse a pancia in giù, la schiena e la spalle sono abbastanza glabre, i gutei non tanto cosi gli passo col pennellino e po di nuovo conla lamentta, si muove un pochino mi dice che gli faccio un po di solletico, ridiamo.
Ora è la volta dell'ano.
Adessonon ride più è preoccupato che lo tagli ma io ho lamano ferma che vuoi che sia fino adesso è andata bene..
E invece zac! Un tagletto, ma benedetto ragazzo ti avevo detto di stare fermo!!!
Prendo del disinfettante e con un po'di contone cerco di fermare il sangue, fortuna che è un taglietto di poco conto, e cosi posso continuare.
Ho finito adesso lo rituffo invasca la quale era stata svuotata ripulita e di nuovo riempita, lo sciacquo e poi lo rimetto sul tavolo dove lo asciugo per bene, e gli metto la crema.
Ne metto un po' sulle mani e le strofino, poi incomincio dalla fronte, poi scendo sulle guance, poi sul collo e sulle spalle, sul braccio destro e poi sul sinistro.
Ne rimetto una ltro po sulle mani e poi dop averle ristrofinate le passo sul petto e sul'addome , ricomincio dai piedi e salgo una gamba per volta, poi di nuovo sulle mani e poi sui testicoli e sul pene per ben massaggiando con cura.
Ora lo faccio girare di nuovo e ricomincio dalle spalle, sulla schiena, sui glutei, dentro ai glutei.
Lo sento rialssato finalmente.
Ora lo rifacico girare, ho per lui un bellissimo pigiama bianco coi disegnini rossi in pan dan con la sua camera.
L'aiuto a vestirsi poi di nuovo lo sollevo usciamo assiene dalla stanza dell'accogliemento e siamo nell'ampio corridoio arancione e nero. ( chiedetelo all amia psiche perchè ma lo visualizzo così) Giriamo destra varchiamo la vetrata dove si vede illuminata la sua futura camera, entriamo e lo adagio sul letto.
" Ecco, Esse qua ci staremo pe run bel po' ti piace? "
Il paziente Esse..
IL mio studio è molto bello e arredato minimal.
Ha due finestre che danno su di un cortile alberato e la porta centrale, spesso faccio entrare i miei pazienti coi loro accompagnatori anche se io non ci sono, qualcuno lo fa per me.
Io arrivo sempre dopo, almeno dopo mezzora dall'appuintamento, come una specie di diva.
E un po' lo sono.
Adoro entrare dalla porta interna guardare i miei futuri pazienti fare quel saltino tipico di chi è un pochino nervoso, dic hi sa cosa li aspetta, ma non immagina nulla oppure chissà..
Il mio tavolo di cristallo è al centro davanti al portoncino d'ingresso alla sua destra c'è l'altra porta quella dove entro io e dove anche passano i miei pazienti per accedere alla mia clincia.
Davanti al mio tavolo ci sono due poltrioncine stile anni sessanta una blu e una rossa, più in la sull aprete di destra un divanetto verde e alla parete opposta una librera colma.
***
Esse arrivò in un giorno di pioggia.
Lo vidi subito appena entrai, era seduto sulla poltroncina rossa e stava dandomi le spalle parlano col suo accompagnatore, ad un cenno della testa di quest'ultimo si voltò e lo vidi trasalire.
Mi ha riconosciuto! Sono quella che gli rompe sempr ele scatole al bar, sono quella che non capisce che non gli interesso, ma sono anche quella che quando aveva bisogno di un abraccio non è riuscita a darglielo. Ah maledetta timidezza brutta!
Ma adesso è li, ha bsogno di me, e adesso potrò dargli tutti gli abracci e le coccole di cui ha bisogno.
Lo saluto e saluto chi è con lui, mi siedo al mio posto e ascolto cosa ha da dirmi, qual'è il suo problema.
Mi dice che ultimamente sofre di mal di pancia lancinanti e il suo medico lo ha indirizzato a me.
Mi alzo e mi avvicno con una carezza gli scosto i capelli dal viso, che bellli che sono ho sempre avuto un debole per gli uomini dai capelli lunghi.
Mi chino per essere alla sua altezza per guardarlo meglio negli occhi occhi, e lo tranquillizzo perchè qua è nel posto giusto!
Lo invito ad accomodarsi nella stanza adiacente dove visito.
L'ambulatorio è una stanza lunga e stretta, dove campeggia un lettino immacolato. alla sinistra c'è un servo muto dove i miei pazienti appoggiano i vestiti.
Invito Esse a spogliarsi, nudo, e a sistemarsi sul lettino.
Lo fa con un po' d'imbarazzo e dice di avere un po' freddo, ma io lo tranquillizzo e ho già in mano una coperta bianca con i quale lo copro.
Si sdraia un po' goffamente, mentre gli metto addsso la coperta gli do un occhiata fugace, ha un corpicino carino, magro ma carino non è pompato d a palestra è semplice è sexy.
Gli copro le gambe e il pube, poi gli tasto l'addome, si lamenta un pochino...
Gli ascolto il cuore i polmoni, tutto ok.
Adesso gli scosto la coperta e gli chedo di avere fiducia in me.
Lui si lascia fare ma è imbarazzatissimo.
Infilo un guanto ldi lattice gli faccio allargare un po' le gambe ma non lo fa been così lo tranquillizzo e infilo un dito nel suo buchino come posso.
Ok é da ricoverare.
Adesso siccome la mia clinica è la più moderna delle moderne , dotata di una tecnologia quasi aliena, devo procedere a personalizzargli la stanza.
Prendo un aggeggio strano che è un termometro collegato via wilress ad un congegno che manda i dati registrati direttamente alla sua furura camera.
Inserisco l'aggeggio dietro, lui si lamenta è un po' fastidioso lo so, ma deve resistere almeno mezzora.
Nel mentre io gli accarezzo la fronte e gli do bacini, tanto siamo amici da bar..
Bene la mezzora è trascorsa ora puoi accedere nella mia clinica.
***
Continua..
Benvenuti nella mia clinica
Lo sapete? Io possiedo una clinica...
La mia clinica, è molto esclusiva, ci sono solo tre stanze, per tre esclusivissimi pazienti.
Cura solo una parte del corpo, anzi due, (ma non ve le devo star qua a spiegare vero?)
Il primo paziente è il mio amico Esse.
Esse è il più vecchio, cioè è li da più di ventanni.
Esse è un mio amorino di gioventù, ma non uno qualsiasi, lui è speciale.
Lo conobbi un pomeriggio, ricordo rimasi affascinata dai suoi capelli, lunghi sulle spalle a boccoli, ma dei boccoli così belli non li avevo mai visti, e quasi come ipnotizzata mi avvicinai per infilargli un dito in uno di questi.
Sorpreso si volta, pensando a uno scherzo di un amico, ma invece cero io davanti a lui ricordo la sua strana espressione.
Guardare i suoi occhi di cerbiatto che scrutavano curiosi, mi aveva eccitato. Lui è speciale dicevo perchè particolarmente timido, come se avesse paura delle ragazze.
POi ho realizzato il perchè ma al'epoca ero troppo ingenua e il concetto di omosessualità non passava nemmeno per l'anticamera del mio cervello.
Ebbene lui è il mio primo paziente, ha la camera centrale più bella con una bella vetrata che da sul corridoio e chiunque passa può vederlo.
Come paziente al'inizio era un po' fifone, poi, piano piano ha capito che è per il suo bene, e adesso prova un certo piacere, ma è anche quello a cui preferisco fare le coccole, perchè sopporta tutto e non si lamenta mai.
Il secondo paziente è TdS.
Tds, entrò nella mia vita un dodici anni fa.
Stavo uscendo da un periodo particolarmete pesante ma ero serena.
Un sabato di inizio dicembre, incontrai per caso il suo sguardo.
Non homai visto occhi così belli, di un azzurro come il mare di una gionata di sole, e come il sole fu pe rme in quel periodo.
Ogni volta che lo incontravo lui mi accarezzava con lo sguardo e io assaporavo quel calore, come una linfa preziosa chemi dava forza.
Grazie TdS grazie davvero se non ci fossi stato tu no so se avrei retto.
Lui ha la stanza a Sn, quella con la vista sul lago.
Tra i tre è quello un po' polemico, ha sempre da ridire e si lamena spesso, ma io lo so perchè lo fa, vuole le mie coccole... dopo!
Il terzo paziente, è una new entry.
Si chiama.... No lo so come si chiama, non me lo ha mai voluto dire e allora lo chiamerò L'innominato.
Innominato è li da un anno più o meno.
L'ho conosciouto in un social network di quelli tipo chat, mi ero iscritta per curiosità ma non mi piaceva così decisi di cancellarmi.
Mentre son li con la frecciolina su "eliminia profilo" sento l'avviso di arrivo messaggio, vorrei ingnorarlo ma la curiosità...
E così dopo due frasi due mi ha già conquistato.
La sera siamno subito in web-cam ... e da li non ci siamo mai mossi.
Lui ha la camera vista lago a destra, è quella più piccola per ora, come paziente lo sto ancora studiando, è buono e gentile, è anche lui un po' fifone non vuole essere toccato e spesso mi tocca farmi aiutare dai miei collaboratori per tenerlo fermo anche solo per provagli la temperatura...
Questa è la mia clinica e i miei pazienti..Qualche volta se mi andrà vi racconterò di più..
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