Esse adesso è un paziente modello, ma all'inizio non è statopropio così:
Poi c'è da mettere in conto che anche io non ero del tutto esperta, ero una giovane dottoressa inesperta ma tanto vogliosa di fare bene...
Il primo giorno filò via liscio, diciamo: Il suo ingresso coincise con l'ora di pranzo, entrarono gli addetti al catering impeccabili nelle loro livree mentre io orgogliosa mostravo il menù.
Lui era molto diffidente e non aveva molto appetito, in realtà lui non ha mai appetito, un tipino strano e difficile da accontentare.
Alla fine scelse le penne in bianco e una milanese con purè.
Lo schienale del letto era già in posizione corretta gli misi il tovagliolo attorno al collo il tavolino all'altezza giusta, e i piatti fumanti sotto al naso.
Tutto era perfetto tuttavia qualcosa non andava.
Chiesi il motivo, ma la risposta fu laconica.
Allora presi l'iniziativa e presi la forchetta in mano inforcai tre pennette e incominciai a imboccarlo.
Mentre lo facevo sentivo che stavo sbagliando, sicuramente avrebbe voluto mangiare in pace, da solo anche per ambientarsi meglio...
Invece lui dopo un occhiata imbarazzata prima a me poi alla forchetta spalancò la bocca e si la sciò imboccare così come se fosse naturale.
Strafelice continuai a farlo un boccone dopo l'altro aggiunggendo sorrisi e parole dolci come si fa coi bambini, non so perchè ma mi piaceva, non avevo mai imboccato un adulto non sapevo nemmeno se questo era un mio compito ma mi piaceva e mi eccitava la cosa..
Finito con la pasta passai alla bistecca ma prima riempii il bicchiere d'acqua e gli feci fare una bella sorsata, sempre dalle mie mani.
Mi sorrise grato.
Passai a tagliarli la bistecca, ne ricavai un boccone succulento che passai nella purè e di nuovo nella sua bocca che spalancò vorace.
La bistecca era bella grande e anche la porzione di pasta era bbondante (nessuno fa la fame nella mia clinica) e finì tutto, per concludere per il dare il benvenuto e in via del tutto eccezzionale anche un bel budino fresco per dessert, che si sbafò in tre bocconi.
Gli chiesi se era soddisfatto se si sentiva sazio, lui rispose con un sorriso timido ( il suo tipico sorriso timido che ancora oggi m'incanta) gli scostai il tavolino e gli tolsi il tovagliolo passandoglielo sulla bocca delicatamente.
Non so perchè ma ero felice mi sentivo importante e fiera di me.
Mi voltai per mandare via gli addetti del catering e ripresi i panni del dottore, anch eperchè lo vedevo strano.
Difatti il mal di pancia per cui lo avevo ricoverato cominciò a farsi sentire.
Presi una bacinella che è sempr epronta sotto ai letti e non faccio in tempo a posizionarla sotto il suo bel viso che woooff butta fuori tutto.
POvera stella, lui viene li col mal di pancia e io lo riempio di cibo...
Che errore tremendo.
Va be, lo ripulisco al meglio, poi lo faccio sdraiare abbasso il letto e di nuovo gli tasto la pancia, e lui silamenta.
Provo a farlo giare su di un fianco, voglio visitarlo da dietro, ma lui quando capisce cosa vorrei fare si agita e cerca di girarsi di nuovo protestando.
Ma io lo tranquillizzo non gli farò male è solo un dito è importante, lo convinco a rigirarsi, stavolta prono.
Lo rassicuro gli accarezzo al nuca e gli sussurro nelle orecchie che non gli farò male, sembra tranquillizzarsi ma poi quando sente la mano vicino stringe forte i glutei.
Nulla da fare.
Allora lascio perdere è meglio andarci piano deve prima ambientarsi e devo conquistare la sua fiducia...
Riproverò domani.
E così fu.
L'indomani mattina mi presentai da lui presto per dargli la sveglia.
Si guardò attorno smarrito prima di realizzare dove fosse, poi mi rivolse uno sguardo preoccupato.
Lo saluto dolcemente accarezzandogli la fronte e i capelli, eh tesoro m io questa volta non scappi alla prova della temperatura di prima mattina.
Inforco il termometro e da così come si trova (sdraiato sulla schiena gli scosto le lenzuola che trattiene con la mano.
No, no tesoro non siamo qua a giocare eh, su dai fa il bravo.
Do uno strattone alle coperte decisa ma senza mai smettere di essere dolce e sorridente è impotante nel mio mestiere.
Gli prendo i pantaloni del pigiama dall'elastico dei fianche e li abbasso, lui piega le ginocchia tanto per rendermi le cose facili vero?
Io faccio finta di nulla e sfilo alla meglio quei pantaloni e gliei tolgo così no può rivestirsi.
Lui per ripararsi stringe dipiù le ginocchia ma io gliele divarco "Dai su Esse tanto io non mollo eh " Divarico forzando le ginocchia ma nulla allora metto una mano sotto e glele sollevo e poi dopo un po di balletti zac il termometro entra dove deve entrare...
Lo sento trattenere il respro imbarazzato o incazzato non so, ma questa volta ho vinto io mio caro.
+++
Continua...
domenica 5 giugno 2011
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1 commento:
Non sapevo di avere qualcuno che sguisse il mio blog... :-)
Grazie!
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